Riportiamo, integralmente la lettera aperta che l’avvocato Sinagra ha rivolto al Presidente della Repubblica:
“Egregio Signore, per lungo tempo abbiamo assistito a sue firme di convalida di decreti-legge o di promulgazione di leggi di dubbia costituzionalità a parere di molti. Prescindo dalle sue conoscenze del diritto costituzionale ma molti hanno pure nutrito il dubbio in ordine alla sua consapevolezza. Ora accade che dopo la gravità delle sue dichiarazioni a Marsiglia lei, pensando di giustificarsi, ha aggravato la situazione affermando a Cettigne (Montenegro) che la Russia deve rispettare la Carta dell’ONU e astenersi per il futuro dall’aggredire altri Stati. Premesso che la Russia storicamente non ha mai aggredito nessuno e, viceversa, è stata sempre aggredita (anche dall’Italia nel 1941) e premesso anche che la veste da “vecchio saggio” non le si addice quanto alla saggezza, le ricordo che, secondo la Costituzione, non appartiene alle competenze del Capo dello Stato la gestione o l’orientamento della politica estera della Nazione, che è prerogativa del governo e del parlamento. Conseguentemente si potrebbe opportunamente riflettere sulla possibilità che la sua condotta possa configurare, sul piano tecnico- giuridico, l’ipotesi dell’”attentato alla Costituzione della Repubblica” che, in caso di stato di messa di accusa, comporterebbe il giudizio dinanzi alla Corte costituzionale. Tuttavia, al di là di ogni considerazione tecnico-giuridica, resta il giudizio politico e storico che graverà sulla sua persona. Nel merito lei dovrebbe ben sapere che il diritto internazionale conosce l’Istituto della “legittima difesa preventiva”. Come pure dovrebbe sapere che proprio la Carta dell’ONU da lei evocata consente il legittimo intervento armato di uno Stato contro altro Stato se ciò appare veramente finalizzato a porre fine ad una violazione sistematica e massiccia dei diritti umani fondamentali. A cominciare dal diritto alla vita. È esattamente ciò che è accaduto nel Donbass, in Ucraina, dal 2014 e fino all’intervento militare russo del 2022. Le sue improvvide dichiarazioni espongono a serio pericolo gli interessi della Nazione e i suoi cittadini. Le sue dichiarazioni sembrano difendere gli interessi dell’Unione europea più rivolta verso un’opzione militare che di pace; una Unione europea ormai in stato di putrescenza morale, politica ed economica, come ben detto dal Vicepresidente USA Vance che questa Unione europea ha “schiaffeggiato” quasi con brutalità in occasione del Vertice di Monaco sulla sicurezza. Ricordo inoltre che lei era Vicepresidente del Consiglio e Ministro della Difesa nel governo D’Alema quando l’Italia intraprese un’azione di aggressione bellica sotto comando USA senza alcuna autorizzazione dell’ONU e senza neanche una deliberazione della stessa NATO; aggressione bellica che vide pesanti bombardamenti della Serbia (nostra storica amica) e della sua capitale Belgrado. E ciò con buona pace dell’art. 11 della Costituzione che consente soltanto la guerra difensiva. Dunque, egregio Signore, non crede che il suo non richiesto ammonimento alla Russia in Montenegro debba essere rivolto ad altri Stati, a cominciare dalla stessa Italia? Da ultimo, registro che proprio oggi, con fasti e onori lei ha ricevuto il Signor Isaak Herzog Presidente dello Stato di Israele che ad oggi ha disatteso ben 73 Risoluzioni dell’ONU e che si è consegnato al vituperio delle genti per quel che ha fatto e continua a fare nel preordinato e continuato sterminio del Popolo palestinese. Lei non ha nulla da dire allo Stato di Israele in tema di rispetto dello Statuto delle Nazioni Unite? Ancora la invito calorosamente a presentare sue pubbliche scuse al Presidente e al Popolo russo.”
Prof. Avv. Augusto Sinagra.
Già Ordinario di Diritto dell’Unione Europea presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Direttore della Rivista della Cooperazione giuridica internazionale (fascia A) ed avvocato del Foro di Roma)
Linternotizie – Newsletter “Amici Cascina Linterno”57 – 2025Santo Natalein Cascina LinternoSanta Messa Natalizia – Mercoledì 24 dicembre 2025 – ore 21,00celebrata dai Sacerdoti della Parrocchia San Giovanni Bosco con Madonna dei PoveriChiesetta dell’Assunta di Cascina LinternoVia Fratelli Zoia 194 – 20152 – Parco delle Cave – MilanoAl termine della funzione, seguirà il momento conviviale per il tradizionale scambio di auguriNon vedi bene questa mail? Guardala nel browserNon sei interessato a ricevere le e-mail dagli Amici della Cascina Linterno? Disiscriviti qui
Il ritorno di Lorenzo Viotti al Piermarini con “Les Animaux modèles“ e la “Messe solenelle de Sainte-Cécile“
Il Concerto di Natale del Teatro alla Scala quest’anno parla francese. Domani alle ore 20, il direttore d’orchestra Lorenzo Viotti, con l’Orchestra e il Coro della Scala, propone un impaginato raffinato e gioioso che accosta la suite per orchestra da “Les Animaux modèles“ di Francis Poulenc alla “Messe solennelle de Sainte-Cécile“ per soli, coro, orchestra e organo obbligato di Charles Gounod. Protagonisti Krassimira Stoyanova soprano, Julien Behr tenore e Markus Eiche basso; Alberto Malazzi è il Maestro del Coro del Teatro alla Scala.
Poulenc scrisse “Les Animaux modèles“ fra il 1940 e il 1942 durante la seconda guerra mondiale, mentre molti suoi amici e colleghi erano al fronte. L’opera si ispira alla raccolta di poesie di Paul Éluard pubblicate nel 1920: “Les Animaux et ses hommes, les hommes et ses Animaux“. Un lavoro bizzarro e satirico che guarda le favole di La Fontaine e porta in scena con fantasia una serie di animali “pensanti“, li fa interagire in scene di vario carattere, dall’ironico al commovente, sullo sfondo un paese contadino della Borgogna del XVIII secolo. La musica è stata scritta per un balletto coreografato da Serge Lifar, che debuttò nel 1942 all’Opéra di Parigi. Eseguita per la prima volta nel 1855, la “Messe solennelle de Sainte-Cécile“ di Gounod è un capolavoro di armonia fra voci, organo e orchestra; la Messa si apre con un motivo di tre note “Crux fidelis“ come negli innarî medievali. Così scrisse il compositore: “Ho voluto restituire alla musica sacra la dignità della preghiera, lo splendore del mistero e la chiarezza della fede”.
Lorenzo Viotti torna sul podio della Scala, dove ha diretto “Roméo et Juliette“, “Thaïs“ e “Simon Boccanegra“, oltre a diversi concerti con i complessi scaligeri e con la Filarmonica della Scala. Una carriera che si conferma sfolgorante di stagione in stagione, dal momento che, nel 2025-2026, il maestro debutta, sul fronte del repertorio sinfonico, con la Los Angeles Philharmonic e i Wiener Philharmoniker, oltre all’Orchestre National de France e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, confermandosi al contempo eccellente interprete del repertorio operistico, di recente con “Faust“ al Palau de les Arts di Valencia e “Die Fledermaus“ all’Opera di Zurigo; e a giugno tornerà alla Staatsoper di Vienna per il Trittico. Il Concerto di domani sarà trasmesso in diretta radiofonica da Rai Radio3 e mercoledì 24 dicembre alle ore 10.45 su Rai1.
La cessione di Gedi da Exor all’armatore greco Kyriakou segna la fine di un’epoca: giornali in perdita, ipocrisie politiche, interessi industriali e il declino del vecchio potere mediatico italiano.
La notizia della cessione delle attività editoriali del Gruppo Gedi (che controlla La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX già ceduto, e varie radio) dalla holding Exor della famiglia Elkann all’armatore greco Theodore Kyriakou ha l’effetto di un sasso nello stagno, ma di quelli che sollevano un’onda anomala. Non siamo di fronte a una semplice transazione commerciale, bensì a un passaggio d’epoca che svela ipocrisie politiche, strategie industriali ciniche e la fine ingloriosa di un certo modo di fare informazione in Italia.
I numeri del disastro: perché Gedi vende
Per comprendere la mossa di John Elkann, bisogna guardare ai numeri, freddi e impietosi, che piacciono tanto ai contabili di Exor ma molto meno ai Comitati di Redazione. Il Gruppo Gedi non è più la gallina dalle uova d’oro di un tempo. È un asset in perdita strutturale, un peso morto in un portafoglio che guarda altrove (leggi: tecnologia, sanità, lusso, e ovviamente Stellantis, ma lontano dall’Italia).
Ecco un confronto rapido per capire la parabola discendente:IndicatoreSituazione 2015 (pre-Exor/fusione)Situazione 2024 (Post Exor)FatturatoCirca 613 Milioni €224 Milioni €Risultato NettoUtile/Pareggio operativoPerdita di 15 Milioni €QuotazioneTitolo quotato al MIBDelisting (cancellazione) nel 2020StrategiaEspansione EditorialeDismissione e Tagli
Mentre Gedi arranca, l’acquirente Antenna Group naviga in acque ben più tranquille. Fondato nel 1989 da Minos Kyriakou e ora guidato dal figlio Theodore, il gruppo nasce nel settore marittimo (petroliere e shipping), per poi espandersi aggressivamente nei media. Non abbiamo i dati precisi delle perdite/utili 2023-2024 del gruppo greco, ma la “potenza di fuoco” è garantita da un fondo per acquisizioni di oltre 2 miliardi di sterline accumulato nel 2009 e, soprattutto, da partner finanziari di primo livello.
La funzione esaurita: Elkann, Stellantis e il “Take the money and run”
La lettura più maliziosa, ma probabilmente la più corretta, è che la famiglia Agnelli-Elkann abbia usato i giornali finché servivano. A cosa servivano? A coprire politicamente e mediaticamente la de-italianizzazione della FIAT.
L’acquisto di Gedi nel 2019 e il successivo controllo totale hanno coinciso con la delicatissima fase di fusione con PSA Peugeot-Citroën. In quegli anni, avere Repubblica e La Stampa “amiche” (o quantomeno non ostili) è stato fondamentale per narrare la nascita di Stellantis non come una vendita ai francesi, quale di fatto è stata, ma come una “fusione alla pari”.
Oggi, quella fase è conclusa.
Gli stabilimenti italiani si svuotano (Mirafiori in testa).
La produzione migra verso Marocco, Polonia o Serbia.
La governance è saldamente a Parigi.
A John Elkann non serve più il “cannone mediatico” per proteggere un’industria che sta smantellando. Mantenere in vita giornali in perdita, con redazioni ostili e costose, non ha più senso economico né strategico. È il momento del “cash out”, della liquidazione finale. La critica che l’opposizione muoveva timidamente – ovvero che gli Elkann stessero prosciugando l’Italia – trova la sua conferma non nelle piazze, ma negli studi dei notai che firmano le cessioni.
L’acquirente Greco e le amicizie “imbarazzanti”
Qui la storia assume i tratti di una commedia degli equivoci. Chi sta comprando il giornale fondato da Eugenio Scalfari, tempio del progressismo italiano, baluardo dell’antifascismo militante?
Non basta. Il 30% di Antenna Group è in mano a Mohammed bin Salman, il principe ereditario saudita, noto per i suoi metodi sbrigativi e per la sua immensa ricchezza petrolifera, che ha investito 225 milioni di euro nel gruppo greco.
L’ironia è sferzante: il giornale che ha fatto le pulci a ogni politico di destra per i suoi legami internazionali, rischia di finire controllato indirettamente da Riad e moralmente vicino alla sfera “Trumpiana”.
Angelo Bonelli e i Verdi gridano al rischio di un’informazione “schierata sulle posizioni del governo”, citando i viaggi della Meloni in Arabia Saudita. Ma la realtà è che il capitale non ha odore, e quando un’azienda è in vendita perché fallimentare, la compra chi ha i soldi. E i soldi, oggi, non li hanno certo le cooperative rosse.
Il fattore Renzi il “demolitore”
In questo scacchiere si muove, con la consueta spregiudicatezza, Matteo Renzi. Le voci di corridoio lo dipingono non solo come spettatore interessato, ma come vero e proprio mediatore dell’operazione.
Renzi ha rapporti eccellenti con Bin Salman (ricordate il “Nuovo Rinascimento” saudita?), conosce bene gli Elkann e ha un conto aperto con il Partito Democratico e la sinistra mainstream.
Se l’operazione va in porto, Renzi ottiene un risultato politico doppio:
Dismettere la contraerea nemica: Toglie al PD e al M5S il loro più potente megafono, quel sistema Repubblica-Stampa che detta l’agenda politica del centrosinistra.
Piazzare uomini fidati: Si vocifera di un possibile cambio alla direzione di Repubblica, con l’arrivo di Emiliano Fittipaldi (attuale direttore di Domani), giornalista d’inchiesta scomodo ma meno organico alle vecchie logiche di partito del Nazareno.
Renzi, agendo dietro le quinte, sta di fatto “vendendo” l’argenteria della sinistra ai conservatori internazionali, lasciando Elly Schlein e Giuseppe Conte senza copertura aerea.
Il cortocircuito del Golden Power: compagni, aiuto!
La reazione della politica italiana è stata da manuale del paradosso. Il Partito Democratico, che per anni ci ha spiegato le virtù del libero mercato globale e l’orrore del sovranismo economico, improvvisamente riscopre lo Stato.
Francesco Boccia e Elly Schlein invocano il Golden Power. Chiedono cioè al Governo Meloni – quello stesso governo che definiscono autoritario e illiberale – di usare i poteri speciali per impedire che un privato venda un’azienda a un altro privato.
È incredibile notare come:
Il 23 luglio scorso, il PD criticava il Golden Power sulle banche (caso Unicredit-Bpm) definendolo “strumentale” e “invasivo”.
Oggi, per salvare Repubblica, lo stesso strumento diventa “necessario per tutelare un presidio di democrazia”.
I Dem chiedono alla Meloni di “nazionalizzare” (o quasi) i giornali che la attaccano ogni giorno. È una richiesta di aiuto disperata che certifica la debolezza strutturale di un’area politica che non ha imprenditori amici pronti a investire, ma deve sperare nel “soccorso nero” del governo di destra per mantenere i propri privilegi mediatici.
La fine di un’epoca e il declino meritato
Al di là delle cronache finanziarie e delle ipocrisie politiche, questa cessione segna la fine di un’epoca.
I grandi giornali mainstream in Italia contano sempre meno in termini di copie vendute, ma hanno mantenuto a lungo un potere di interdizione e di indirizzo politico sproporzionato. Hanno guidato l’Italia attraverso decenni di scelte economiche discutibili: l’adesione acritica ai parametri di Maastricht, le privatizzazioni selvagge, la precarizzazione del lavoro spacciata per modernità, l’applauso a governi tecnici che hanno depresso la domanda interna.
Hanno svolto la loro funzione: hanno accompagnato l’Italia verso un dolce declino economico. Ora che il lavoro è finito e il Paese è industrialmente più povero, i proprietari (gli Elkann) smontano le tende e vendono i resti al miglior offerente straniero.
Lo sciopero dei giornalisti, le assemblee permanenti, l’appello ai valori costituzionali appaiono come il canto del cigno di un mondo che non ha capito di essere già estinto. Il mercato, quello vero, non perdona: se perdi 15 milioni l’anno e non hai più un protettore industriale alle spalle, chiudi o vieni venduto.
E se a comprarti è un amico di Trump, forse è la nemesi storica perfetta per chi ha predicato la globalizzazione senza freni, finendo per esserne inghiottito.
Punti chiave
Perché la famiglia Elkann vende Gedi e qual è il segnale industriale?
La cessione segna l’uscita definitiva degli Agnelli-Elkann dall’editoria, interpretata come una “fuga istituzionale”. Dopo aver utilizzato testate come Repubblica e La Stampa per coprire mediaticamente la fusione FCA-PSA e la nascita di Stellantis, l’asset ha esaurito la sua funzione strategica. Con la deindustrializzazione dell’auto in Italia ormai avviata, il “braccio armato” mediatico rappresenta solo un costo (15 milioni di perdita nel 2024) di cui disfarsi per fare cassa, lasciando il Paese privo di una storica proprietà editoriale nazionale.
Chi è l’acquirente Theodore Kyriakou e qual è il ruolo di Matteo Renzi?
L’acquirente è l’armatore greco Theodore Kyriakou (Antenna Group), figura con solidi legami finanziari internazionali, inclusi rapporti con Donald Trump e il principe saudita Mohammed bin Salman (che detiene il 30% del gruppo). In questo scenario, Matteo Renzi emergerebbe come mediatore chiave, sfruttando i suoi ottimi rapporti con l’Arabia Saudita. Politicamente, Renzi starebbe orchestrando lo smantellamento della “corazzata mediatica” che ha storicamente sostenuto la sinistra italiana, ridisegnando gli equilibri di potere.
Perché la sinistra invoca il Golden Power e qual è il paradosso politico?
Il Partito Democratico e la sinistra, di fronte alla vendita dei loro giornali di riferimento a un editore straniero e conservatore, sono nel panico. Il paradosso risiede nella richiesta al governo Meloni di attivare il Golden Power (il potere speciale dello Stato di bloccare vendite strategiche), uno strumento che lo stesso PD aveva criticato come “invasivo” nel settore bancario solo pochi mesi fa. Si assiste all’ironia di una sinistra liberista a giorni alterni, che invoca l’intervento statale del governo avversario per salvare la propria egemonia culturale.
Dopo il passaggio di Napoleone, e l’inizio in tutta Europa della Restaurazione, il Lombardo-Veneto restò per almeno mezzo secolo sotto la dominazione austriaca. Nella prima metà dell’Ottocento si diffusero quindi anche in quelle zone alcune ottime abitudini mitteleuropee, come la cultura delle Kaffeehaus. Luoghi di ritrovo per intellettuali o ‘semplici’ golosi, in cui tazzine e cioccolate calde venivano servite con numerose possibilità in fatto di dolci. Proprio a uno di questi è legato il nostro kranz. Forse alla Frankfurter, una torta tipica della città sul Meno a guisa di corona (Kranz, in tedesco), che omaggiava il lignaggio di imperatori teutonici incoronati proprio lì. In quel caso una stratificazione di pasta biscotto e crema al burro, a volte anche confettura, decorata con frutta secca. L’unico legame sembra però essere la forma, che per il kranz può essere appunto ad anello oppure intrecciata. Sul resto, invece, ci sono molte differenze.
Brioche e pasta sfoglia: le due ‘anime’ del kranz
Verrebbeda pensare che gli artigiani nostrani abbiano abbinato spunti centro-europei a tecniche francesi, sviluppando un dolce dalla doppia consistenza che lo rende ancora più interessante. C’è quella soffice della pasta brioche lievitata e quella friabile della sfoglia laminata al burro. Sostanzialmente si fa così: sul primo impasto, steso e cosparso di confettura (solitamente di albicocche), uvetta ammollata al rum e agrumi canditi, si appoggia uno strato di sfoglia, sul quale si aggiunge ancora della farcitura; si incide a metà, si fanno aderire le due parti e poi si taglia a strisce. Queste vanno arrotolate su se stesse e — volendo — inserite in uno stampo ad anello per richiamare la forma più antica. Il kranz, però, è più diffuso nella forma a treccia, anche in porzioni ‘mono’ ideali pr colazione.
La psoriasi del cuoio capelluto è una condizione dermatologica cronica che si manifesta con la comparsa di chiazze arrossate e desquamanti sulla pelle della testa. Queste lesioni possono variare da sottili squame quasi impercettibili a placche spesse e ben delimitate, spesso accompagnate da prurito, bruciore o fastidio. La comparsa della psoriasi può essere improvvisa oppure svilupparsi gradualmente, e la sua intensità tende a oscillare nel tempo, alternando fasi di peggioramento e periodi di remissione. La causa esatta della psoriasi non è ancora completamente chiarita, ma si ritiene che sia legata a una risposta immunitaria anomala che accelera il ricambio delle cellule cutanee. Fattori genetici, ambientali e lo stress possono contribuire all’insorgenza o al peggioramento dei sintomi.
Sintomi e impatto sulla qualità della vita
I sintomi principali della psoriasi del cuoio capelluto includono la presenza di squame biancastre o argentate, prurito persistente, irritazione e, nei casi più gravi, dolore o sanguinamento dovuto a grattamento eccessivo. La pelle può risultare secca e sensibile, mentre i capelli tendono a perdere vitalità a causa dell’infiammazione cronica. Oltre ai disagi fisici, la psoriasi può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, influenzando l’autostima e le relazioni sociali. La visibilità delle lesioni e la difficoltà nel gestire i sintomi possono portare a disagio psicologico, ansia e, in alcuni casi, isolamento sociale. È importante riconoscere che la psoriasi non è una condizione contagiosa, ma la sua gestione richiede attenzione costante e strategie mirate per ridurre l’infiammazione e migliorare il benessere generale di pelle e capelli.
Strategie quotidiane per la cura del cuoio capelluto
La gestione quotidiana della psoriasi del cuoio capelluto si basa su una routine attenta e personalizzata, volta a ridurre l’irritazione, la secchezza e la formazione di squame. È consigliabile utilizzare prodotti detergenti delicati, privi di sostanze aggressive, che rispettino il naturale equilibrio della pelle. La temperatura dell’acqua durante il lavaggio dovrebbe essere tiepida, evitando sia il calore eccessivo sia il freddo, che possono peggiorare i sintomi. Dopo il lavaggio, è preferibile tamponare delicatamente il cuoio capelluto con un asciugamano morbido, senza strofinare, per non irritare ulteriormente le aree colpite. L’idratazione è un aspetto fondamentale: l’applicazione di lozioni o oli specifici può contribuire a mantenere la pelle elastica e a ridurre la formazione di squame. La pettinatura deve essere eseguita con cura, utilizzando strumenti a denti larghi per evitare di danneggiare la pelle e spezzare i capelli. L’esposizione moderata alla luce solare, se approvata dal medico, può apportare benefici, ma è importante proteggere il cuoio capelluto da scottature eccessive. Lo stile di vita, infine, gioca un ruolo importante: una dieta equilibrata, la gestione dello stress e il sonno regolare possono contribuire al controllo della patologia.
Trattamenti e prodotti specifici per la psoriasi
Il trattamento della psoriasi del cuoio capelluto viene solitamente personalizzato dal dermatologo in base alla gravità dei sintomi e alla risposta individuale. Tra le opzioni più comuni vi sono preparati topici a base di corticosteroidi, derivati della vitamina D, catrame di carbone o acido salicilico, che aiutano a ridurre l’infiammazione, la desquamazione e il prurito. In alcuni casi, possono essere prescritti trattamenti sistemici o fototerapia, soprattutto se la psoriasi interessa ampie aree del corpo o non risponde alle terapie locali. È fondamentale seguire le indicazioni dello specialista e non interrompere improvvisamente i trattamenti, per evitare ricadute o effetti indesiderati. Sul mercato sono disponibili prodotti specifici per la detersione del cuoio capelluto, formulati per lenire le irritazioni e favorire la rimozione delle squame senza aggredire la pelle. In particolare, uno shampoo per alleviare la psoriasi può rappresentare un valido supporto nella routine quotidiana, contribuendo a mantenere sotto controllo i sintomi e a migliorare l’aspetto della chioma. È consigliabile scegliere prodotti testati dermatologicamente e privi di profumazioni o coloranti potenzialmente irritanti.
L’importanza della consulenza dermatologica
Affidarsi a un dermatologo esperto è essenziale per una gestione efficace della psoriasi del cuoio capelluto. Il medico può valutare la gravità della condizione, identificare eventuali fattori scatenanti e proporre un piano terapeutico personalizzato. La consulenza dermatologica permette inoltre di distinguere la psoriasi da altre patologie cutanee che possono presentare sintomi simili, come dermatite seborroica, eczema o infezioni micotiche. Il monitoraggio regolare consente di adattare i trattamenti alle esigenze del paziente e di prevenire complicanze, come infezioni secondarie o perdita di capelli. È importante comunicare tempestivamente al medico eventuali cambiamenti nei sintomi o reazioni avverse ai farmaci, per individuare rapidamente soluzioni alternative. La collaborazione tra medico e paziente rappresenta un elemento chiave per il successo della terapia e il mantenimento di una buona qualità della vita.
Prevenzione delle recidive e attenzione agli stili di vita
La psoriasi del cuoio capelluto tende a manifestarsi con fasi alterne di riacutizzazione e remissione. Per prevenire le recidive è utile adottare uno stile di vita equilibrato, prestando attenzione sia ai fattori ambientali sia a quelli personali. La gestione dello stress attraverso tecniche di rilassamento, attività fisica moderata e hobby può ridurre la frequenza e l’intensità delle riacutizzazioni. È consigliabile evitare l’uso di prodotti per capelli contenenti alcool, profumi o sostanze irritanti, che possono peggiorare l’infiammazione cutanea. L’alimentazione dovrebbe essere varia e ricca di nutrienti, privilegiando alimenti freschi e riducendo il consumo di grassi saturi e zuccheri raffinati. Un’adeguata idratazione contribuisce a mantenere la pelle elastica e a favorire il ricambio cellulare. Anche la qualità del sonno gioca un ruolo importante nella regolazione delle risposte immunitarie e nella prevenzione dello stress ossidativo. La sensibilizzazione all’importanza della cura quotidiana, unita alla consapevolezza dei fattori di rischio, rappresenta un valido supporto per chi convive con la psoriasi del cuoio capelluto.
Il Concerto di Natale 2025 si terrà il 16 dicembre alle ore 20 presso il prestigioso Centro Brera.
Un evento speciale dedicato alla magia della musica classica, interpretata da due straordinari artisti: Irina Khodossevitch al pianoforte e Leonardo Moretti al violino.
Durante il concerto saranno eseguite celebri opere di grandi maestri, tra cui: M. Novaro / G. Mameli, P. I. Tchaikovsky, S. Rachmaninov, M. Mussorgsgky, Nicolò Paganini, L. V. Beethoven, G. Tartini, J. S. Bach
Il concerto è stato riservato all’Arma dei Carabinieri e ai suoi iscritti rappresentati dall’Unione Sindacale Italiana Carabinieri e alle loro famiglie.
Il Centro Brera offre però la possibilità di assistere alla rappresentazione in differita, grazie a una visione dedicata a chi desidera partecipare con la donazione di un piccolo contributo.
A Milano il nuovo servizio di orientamento giovanile
Nasce una rete di orientamento per i giovani di Milano (dai 14 ai 35 aanni), denominata “E ora?”. Il Comune lo definisce un “ecosistema” per “affiancare in modo continuativo e accessibile” i giovani nei momenti decisivi delle scelte di studio e professionali.
Il progetto prevede lo studio di percorsi personalizzati per la riattivazione, la crescita, la formazione e il lavoro attraverso laboratori esperienziali e professionali per costruire un percorso su misura col supporto di 7 orientatori esperti. A sostegno di questi percorsi sono stati attivati 100mila euro in 50 borse individuali.
Le “antenne” e i “punti di accesso”
Non è tutto: persone e luoghi della città (scuole, biblioteche, associazioni e centri di aggregazione) diventano “antenne” (500) e “punti di accesso” (7) per intercettare i giovani e orientarli nei loro contesti di vita quotidiana.
E infine la comunicazione con campagne mirate e di sensibilizzazione, nonché una piattaforma digitale per rendere fruibili tutte le opportunità rivolte ai giovani. L’intervento è finanziato per oltre 750mila euro dal Comune, dal fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e da vari partner.
Come ci si iscrive
All’interno della rete, oltre a varie realtà tra cui Action Aid, La Strada, Scomodo e altre, si inserisce l’ex Informagiovani comunale, il servizio per l’orientamento dei giovani a Milano, e Cerco-Offro Scuola, il servizio specialistico per i ragazzi arrivati da poco in Italia, che insieme accolgono e supportano circa 650 giovani ogni anno. L’iscrizione e l’elenco dei punti di accesso sono disponibili online.