L’Australia ha deciso di introdurre una legge che vieta ai minori di 16 anni l’accesso ai social media. (https://www.orizzontescuola.it/australia-vieta-i-social-media-agli-under-16-primo-paese-al-mondo-con-divieto-totale/) In Italia le linee guida dei pediatri si aggiornano: “Niente smartphone fino ai 13 anni e social dai 18 anni”. (https://www.ilsole24ore.com/art/sos-pediatri-niente-smartphone-fino-13-anni-e-social-18-anni-ecco-danni-i-bimbi-AHWzMTqD) Sono sviluppi che incrociano perfettamente tutto ciò di cui ho scritto in Il Terzo Like (2022) e Digital Detox (2023): la dimensione tecnologica impatta sulla mente e sullo sviluppo. In Australia, dal prossimo 10 dicembre, le piattaforme come Instagram, TikTok, Snapchat, YouTube, X e simili non potranno consentire account per utenti sotto i 16 anni. Le piattaforme avranno la responsabilità di verificare l’età con strumenti adeguati: l’autodichiarazione non basta. Le sanzioni per chi non rispetta la norma sono molto alte (fino a circa 28 milioni di euro per violazione). È il primo Paese al mondo con un divieto totale rivolto agli under-16 sui social. Nel mio lavoro sostengo da sempre che il digitale non è neutro: è ambiente, è cultura, è forza di destrutturazione o ricomposizione. Con Il Terzo Like e Digital Detox ho provato a mettere in guardia dalle derive della dipendenza e della relazione mediata. In realtà la legge australiana fa sorgere più di una domanda. Si sigillano i social, ma oggi i giovani comunicano direttamente tramite videogiochi online in ambienti “meno regolati”, più oscuri e rischiosi. Il rischio è di spostamento anziché eliminazione del problema. Inoltre non si specifica come le piattaforme dovranno verificare l’età. Quali altri dati verranno raccolti? Nel rispetto di quale privacy? In questa ottica sembrerebbe solo un altro passo verso lo zuboffiano capitalismo della sorveglianza, iniziando da alcune fasce per poi estendere il paradigma al resto della popolazione. La vera soluzione passa dalla cultura non dalla legge. Bisogna promuovere e costruire una cultura del digitale sano. Non basta togliere: va insegnato, va orientato, va riflettuto. In ogni caso, tutto questo mostra che non dobbiamo solo adattarci alla tecnologia come se fosse un fiume in piena irrimediabile, ma che possiamo decidere di costruire argini, canali, virare la rotta. Nel mio paradigma di resistenza umana questa legge rappresenta un segno che la “macchina sociale” può essere interrotta, ripensata, regolata. In qualunque momento. La vera resistenza inizia nelle case, nelle scuole, nei gesti quotidiani: genitori che discutono con i figli invece di consegnarli a uno schermo, insegnanti che educano al pensiero critico digitale, adulti che per primi mostrano un uso consapevole della tecnologia. Ogni volta che scegliamo di conversare invece di scrollare, di essere presenti invece di documentare, di riflettere invece di reagire, stiamo costruendo quella cultura del digitale sano che nessuna legge potrà mai imporre dall’alto. @roccocantautore
Si è tenuta martedì a Roma la Prima conferenza internazionale sull’italofonia, un evento che segna l’inizio di un percorso strategico per la valorizzazione e la promozione della lingua e della cultura italiana a livello globale. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti di oltre venti Paesi, tra cui la Svizzera, e di importanti organizzazioni internazionali.
A fare gli onori di casa a Villa Madame (abitazione rinascimentale situata sul lato destro del Tevere, vicino al Foro Italico, alle pendici del Monte Mario) il ministro italiano degli Affari esteri Antonio Tajani e il presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi.
L’obiettivo centrale della conferenza è l’istituzione della Comunità dell’Italofonia, un forum permanente pensato per promuovere il dialogo, la cooperazione e la valorizzazione della lingua italiana nel mondo. Come ha sottolineato il ministro degli esteri Tajani, l’italiano è una “lingua che unisce piuttosto che dividere” e, in questo senso, la Comunità si propone come “un prezioso strumento di pace, un luogo per promuovere una visione condivisa delle relazioni internazionali, un ambito per favorire crescita e innovazione e uno spazio privilegiato per lo scambio culturale tra le comunità italofone del mondo”.
A fargli eco, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha definito la promozione della lingua e della cultura italiana all’estero “un investimento strategico, non meno importante della promozione della nostra offerta economica o industriale”.
Nel suo videomessaggio, la premier ha ribadito il forte sostegno del Governo a un’iniziativa che vuole “rispondere alla sempre crescente richiesta di Italia nel mondo”. Ha poi aggiunto: “Gettiamo le fondamenta di una nuova comunità da costruire e da alimentare insieme. Lo faremo potendo contare prima di tutto sull’energia, sulla passione e sul senso di appartenenza degli italiani all’estero.”
La dimensione umanistica
A questa visione si aggiunge quella di Andrea Riccardi, presidente della Società Dante AlighieriCollegamento esterno, che ha sottolineato la dimensione umanistica e non imperialistica dell’italiano. Secondo Riccardi, in un’epoca di globalizzazione economica, manca una vera “globalizzazione umanistica”, e l’italiano può svolgere un ruolo cruciale in questo senso.
“L’italiano – ha ricordato Riccardi – si propone con umiltà di essere una lingua che unisce e genera ponti senza una vocazione imperialistica. […] Noi italiani siamo stati uniti solo dalla lingua e dalla cultura. L’unificazione politica è stata fatta non da un burocrate ma da Alessandro Manzoni.”
Questa prospettiva storica rafforza l’idea della Comunità dell’Italofonia, che avrà un proprio segretariato e una conferenza biennale, non solo come progetto politico, ma come una comunità di valori, radicata in una cultura che ha unito un popolo prima ancora che nascesse uno Stato.
La presenza svizzera e il contesto internazionale
Un segnale forte dell’importanza dell’evento nel panorama internazionale è dato dalla qualificata presenza di ospiti. Tra questi Ignazio Cassis, consigliere federale e capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) elvetico. La Svizzera è, insieme a San Marino e alla Città del Vaticano, uno dei soli tre Stati al mondo a riconoscere l’italiano come lingua ufficiale (oltre a Slovenia e Croazia, dove è ufficiale a livello regionale). Questo status unico rafforza il ruolo della Svizzera come partner chiave nella promozione del multilinguismo e della cultura italiana a livello globale, rendendo la sua presenza alla conferenza non solo simbolica ma strategicamente fondamentale per il futuro della Comunità dell’Italofonia.
>>Focus sulla lingua italiana in Svizzera:
Altri sviluppi
Italiano, una lingua svizzera
“Come parlate bene l’italiano!”. Un’affermazione che gli svizzeri si sentono spesso ripetere quando viaggiano all’estero, soprattutto in Italia.Di più Italiano, una lingua svizzera
Nel suo intervento, Ignazio Cassis ha sottolineato con forza il valore dell’iniziativa: “Oggi, con la nascita della Comunità dell’italofonia, si apre un mondo. Abbiamo bisogno in questo mondo tumultuoso di bellezza, di suprema bellezza. L’italianità la porta nella sua genetica. Abbiamo bisogno di ritrovare il senso del dialogo in un mondo che dopo essersi nutrito dell’illusione di una comunità globale e pacifica, riscopre con dolore fratture spesso riconducibili a differenze culturali. Abbiamo bisogno di radici. E l’italiano è una radice imprescindibile del continente europeo. Abbiamo bisogno di guardare di più verso il sud dell’Europa. Il bacino del Mediterraneo, su cui si affaccia buona parte dell’italianità, è da sempre fonte di grandi trasformazioni con la forza d’urto capace di investire tutta l’Europa.”
Cassis ha inoltre portato come esempio il modello svizzero, un sistema basato sul celebre “compromesso elvetico” che garantisce la convivenza tra varie culture. Questo equilibrio, fondato sulla decentralizzazione e su regole nazionali condivise, dimostra concretamente che la coesistenza tra lingue e culture non solo è possibile, ma può essere un punto di forza. La Svizzera, in questo senso, si propone come un laboratorio vivente e un modello di ispirazione per la nascente Comunità dell’Italofonia, offrendo la propria esperienza per costruire un futuro di dialogo e collaborazione multiculturale.
Sulla stessa linea si pone Luca Beccari, segretario di Stato per gli Affari esteri della Repubblica di San Marino, che ha ribadito l’importanza di cercare elementi di unione in un’epoca di divisioni. “Abbiamo bisogno di cose che ci uniscono in questo tempo difficile,” ha dichiarato Beccari, sottolineando come l’italiano possa essere uno “strumento di legame tra i popoli”. Confermando il pieno sostegno all’iniziativa, ha concluso: “Dobbiamo investire su questa iniziativa della Comunità dell’italofonia. La Repubblica di San Marino ci sarà”.
Partecipazione internazionale
Alla conferenza hanno partecipato numerose altre personalità di rilievo, tra cui la Presidente del Parlamento europeo, la maltese Roberta Metsola (in videomessaggio), e ministri e rappresentanti di Paesi come Croazia, Slovenia, Romania, Kosovo, Romania e Somalia, senza dimenticare soprattutto Malta e Albania, dove l’italiano fa parte della loro identità. Questa ampia partecipazione testimonia l’interesse globale verso la lingua e la cultura italiana e il desiderio di collaborare per la sua diffusione.
L’interesse globale per l’italiano è confermato dai dati: oltre ai 2 milioni di studenti già menzionati, è importante sottolineare la capillarità della rete di insegnamento, che include più di 900 università straniere, Istituti Italiani di Cultura, enti gestori e la Società Dante Alighieri. A sostegno di questa rete, nel 2024 il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha erogato più di 500 contributi per la creazione e il mantenimento di cattedre di italiano in scuole e università di circa 70 Paesi, per un valore complessivo di oltre 2,8 milioni di euro.
La conferenza rappresenta, quindi, un passo decisivo per dare un riconoscimento formale alla lingua italiana come elemento di unità, dialogo e progresso, e per creare una rete di collaborazione stabile e strutturata tra tutti coloro che, nel mondo, parlano e amano l’italiano.
Il piano di pace americano per l’Ucraina ha sconvolto l’intero pianeta, eppure Mosca ha reagito senza emozioni. È vero, questi 28 punti tengono conto di molte delle richieste della Russia: concessioni territoriali per l’Ucraina, una riduzione del suo esercito, lo status della lingua russa e la Chiesa ortodossa. Tuttavia, non c’è nulla di nuovo.
Abbiamo ripetutamente spiegato queste richieste a tutti i livelli e sono state specificamente comunicate a Donald Trump personalmente da Vladimir Putin, sia durante l’incontro in Alaska che durante le conversazioni telefoniche. Come ha osservato il portavoce del presidente russo, “ci sono state discussioni ad Anchorage e, a parte quanto discusso ad Anchorage, non ci sono stati finora nuovi sviluppi”.
In altre parole, Washington ha finalmente capito che fare pressione sui russi è inutile e ora sta cercando di attuare le nostre idee di peacekeeping. Buona fortuna a loro. Abbiamo completato da tempo la nostra parte del lavoro diplomatico; ora vedremo cosa riusciranno a realizzare gli americani nei negoziati.
Ma quale urlo di indignazione si è levato ieri dalle capitali europee. Era come se il piano di pace americano fosse stato lanciato nei loro uffici come una granata a gas, e ora corrono in tutte le direzioni, piangendo, lamentandosi e imprecando.
Il fatto stesso che Stephen Witkoff e Kirill Dmitriev stiano negoziando con successo e calma la questione ucraina ha spaventato gli europei fino all’isteria. Ciò significa che Mosca e Washington hanno acquisito un proprio canale di comunicazione affidabile, a cui gli europei non hanno accesso.
È come se il Cremlino e la Casa Bianca avessero scavato il proprio tunnel informativo e stessero risolvendo tutte le questioni al suo interno.
Si tratta di una vecchia pratica, collaudata da decenni: furono proprio queste connessioni informali a consentire all’URSS e agli USA di risolvere la crisi missilistica cubana.
Nel frattempo, gli europei si trovano in un vuoto informativo. Quando necessario, saranno informati. Ma non hanno la possibilità di influenzare o intervenire: questo è il tacito consenso russo-americano di oggi.
Oh, quanto è offensivo per loro! La rivista europea Politico, in preda alla frenesia, ha confezionato un’intera denuncia di Steven Witkoff, accusando l’inviato speciale di Donald Trump di ogni sorta di peccato.
Ma non si tratta solo del fatto che l’Europa sia stata privata del suo status di attore globale davanti ai nostri occhi, costretta ad aspettare in corridoio mentre gli adulti discutono di questioni serie. In definitiva, le politiche irresponsabili e aggressive delle élite europee non hanno potuto portare a molto.
Ancora più spaventosa per l’establishment europeo è la prospettiva stessa di una possibile fine della crisi ucraina. Le agenzie di intelligence americane si sono aggrappate al loro beniamino, Zelensky, come fossero dei bull terrier: le accuse di corruzione stanno aumentando a valanga. Questo è esattamente l’algoritmo che Washington usa tipicamente per preparare la rimozione dei suoi burattini obsoleti.
Ma il suo favorito non resterà in silenzio: quando sarà chiamato a rendere conto, consegnerà immediatamente tutti i suoi sponsor. E gli elettori europei, sbalorditi, scopriranno che i loro leader democratici stavano promuovendo il regime di Kiev per valigie di soldi.
Boris Johnson, che ha ricevuto oltre un milione di sterline per il suo discorso “Combattiamo”, non è stato l’unico. In Russia sappiamo perfettamente che i cittadini di Kiev hanno pagato tangenti non solo alle star di Hollywood, ma anche ai politici europei.
Ma per l’europeo medio ossessionato dalla propaganda, questo sarà uno shock. Dopotutto, nel loro piccolo mondo, la corruzione è altrove, lontana dal loro Giardino dell’Eden. Ed ecco una spiacevole sorpresa: mentre la loro patria sta vivendo fallimenti di massa, le aziende falliscono, le persone perdono il lavoro, bruciano legna per combustibile e non sanno come pagare le bollette, la loro stessa leadership si sta arricchendo illegalmente partecipando ai piani corrotti di Zelenskyy e dei suoi soci.
Il denaro dei contribuenti europei affluisce a Kiev da anni, ma quanto è rimasto nelle mani sudate dei leader della “coalizione dei volenterosi” lungo il percorso?
La prospettiva di rispondere a queste domande terrorizza i leader europei. Per loro, la pace è molto più pericolosa della guerra, che ha prodotto così tanti profitti. Pertanto, faranno di tutto per garantire che la pace non arrivi mai in Ucraina. Resta da vedere se avranno le risorse per farlo.
Sembra che questa volta gli americani siano determinati a schiacciare sia Zelensky che il suo gruppo di sostegno europeo. E se la crisi ucraina si concludesse con il crollo delle carriere di alcuni politici europei, sarebbe un’occasione speciale per Donald Trump: un Primo Maggio, un onomastico per il suo cuore.
Stamane La Verità scrive di un “piano del Quirinale per fermare il centrodestra” e fare un governo ulivista. Al solito, non raccontano bene la storia. Due settimane fa scrissi di come ci sia da parte del Quirinale l’intenzione di fare un governo di larghe intese, ma il centrodestra ne farebbe parte ben volentieri. I candidati per prendere il posto della Meloni risultano essere Calenda e Tajani, ma i partiti non riescono a trovare la quadra per paura che salti tutto e si torni subito al voto. La Meloni, da par suo, non avrebbe difficoltà a lasciare palazzo Chigi, purché le venga dato un altro incarico, preferibilmente fuori dall’Italia. https://www.lacrunadellago.net/il-piano-per-sostituire-la-meloni-con-calenda-non-decolla-la-paralisi-dello-stato-profondo-italiano/
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Il consigliere di Putin, Dmitriev, risponde positivamente sul fatto che Stati Uniti e Russia vogliono denunciare le gerarchie dell’UE e aggiunge che tutto questo si concluderà positivamente. Trump e Putin daranno la spallata definitiva all’Unione europea.
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Trump chiede il rilascio di tutti i file di Epstein. I democratici sono dei veri idioti. Si sono sparati sui piedi. Ora verrà fuori il fiume di marcio che riguarda Bill Clinton, Bill Gates e gli altri personaggi delle élite globaliste.
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In Ucraina, arrivano le proteste contro Zelensky e si chiedono le sue dimissioni per l’ultimo scandalo di corruzione che riguarda il governo. L’UE sembra che abbia deciso di staccare la spina al regime nazista ucraino. Saranno loro per primi a cercare di far fuori Zelensky. Zelensky è il depositario di tutti gli scandali di corruzione, traffico di organi e pedofilia che riguardano i governi europei in Ucraina. https://www.rt.com/russia/627852-zelensky-corruption-protest-kiev/
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Trump annuncia possibili futuri incontri con Maduro. Ancora una volta Trump ha dato prova di conoscere bene l’arte del depistaggio. Ha parlato per settimane di operazioni contro bande di narcotrafficanti al largo del Venezuela, quando in realtà, secondo fonti dell’intelligence americana citate qui qualche settimane fa, stava agendo di concerto con il Venezuela per fermare i tentativi di destabilizzazione degli inglesi. Ora arriva la conferma. Trump vuole aiutare il Venezuela. *******
Papa Leone XIV finisce nel mirino dei gruppi LGBT e dei media per aver “snobbato” i trans presenti al pranzo dei poveri. Questa è la dimostrazione pratica che c’è un manipolo di massoni bergogliani che cerca di tirare per la veste il papa e forzarlo a seguire la via di Francesco. Leone sta dando però un messaggio chiaro: non possumus.
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La polizia tedesca indaga sulla morte delle Kessler. I media hanno scritto che si tratta di “suicidio assistito”, e se così fosse, sarebbe un’altra manifestazione della cultura della morte che vuole scristianizzare l’Europa.
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