"Se tutti voi ragazzi ricorderete quanto vi ho testimoniato e ne trarrete insegnamento, non avrò sofferto invano!" VI RACCONTO LA MIA DEPORTAZIONE Cari ragazzi,sono qui su invito della vostra Insegnante e dell'Aned per parlarvi degli orrori del Nazismo*, lo farò usando parole semplici e chiare perché, voi che siete le nuove generazioni, dovete comprendere fino in fondo quanto è accaduto a milioni di persone innocenti. Racconterò della tragedia dei campi di sterminio parlandovi della mia vicenda personale; solitamente il vissuto di una persona è quanto di meglio si possa offrire come testimonianza di fatti tragici realmente accaduti perché accanto alla narrazione di eventi strorici, troverete emozioni, ricordi e speranze. Rendo questa testimonianza non senza fatica e omettendo gli aspetti più cruenti della mia prigioni.Per anni non ho voluto parlare o meglio non ho potuto parlare di quanto mi era accaduto, tanto era l'orrore che avevo visto e il dolore che avevo provato. Mi chiamo Valletti Ferdinando, sono nato a Verona del 1921, sono arrivato a Milano per entrare della scuola dell'Alfa Romeo nel 1938 e sono diventato Maestro D'Arte. Quelli erano anni difficili, il Fascismo imperava e l'Italia sarebbe stata trascinata in una tragica guerra solo qualche anno dopo. Nonostante questo, nel novembre del 1943 mi sposai, avevo solo 23 anni e la mia sposa ne aveva 21, andammo a vivere in una villetta in affitto in Via Cesare Airaghi, accanto all' Alfa Romeo, una bella casetta che condividevamo con la mia mamma.Ero un giovane pieno di ideali e di voglia di libertà, per questo quando nel marzo 1944 venni avvicinato da un gruppo di comunisti che mi chiesero di aiutarli ad organizzare uno sciopero contro il Nazismo all'interno dell'ALFA ROMEO, accettai con entusiamo e mi buttai nell'impresa senza pensarci troppo. Non sapevo che sarebbero state proprio queste persone a vendermi ai Fascisti prima e ai Nazisti poi per salvare la loro pelle. Quindi io ho sempre saputo i nomi e i cognomi delle persone che mi hanno denunciato.Una sera di quello stesso mese, suonarono al cancello di casa mia, io scesi in ciabatte e mi trovai davanti a tre persone, mi dissero che avrei dovuto seguirle per fornire solo qualche informazione, chiesi di poter traquillizzare mia moglie e mia madre, mi fu concesso, li seguii. Non rividi più la mia famiglia fino al 1945.Venni internato nel campo di Mathausen come deportato politico, mi privarono di tutto ciò che avevo e soprattutto del mio nome che diventò un numero: avevo un triangolo rosso con la sigla del paese di provenienza su una casacca a righe blu ed ero il deportato numero 57633........
Troverete Il racconto completo della deportazione di Valletti Ferdinando in questo libro che contiene anche
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