
I bombardamenti aerei su Milano durante la II guerra mondiale |
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| cronologia dei bombardamenti | |
Parte II: Cronologia dei bombardamenti Milano subì il primo attacco aereo dopo soli cinque giorni dall'entrata in guerra dell'Italia.. L'allarme antiaereo fu dato alla 1.48. Vennero colpiti diversi edifici, e si contarono un morto e alcuni feriti. Notte tra il 16 e il 17 giugno Alle 22.30 suonò l'allarme in seguito all'avvistamento di 8 aerei che sorvolavano i cieli di Milano. Secondo allarme alle 0.23 per altri bombardieri in avvicinamento da sud, poi ancora un allarme quindici minuti dopo, per aerei che sganciavano bengala in zona attigua alla Caproni, che poi fu effettivamente colpita da circa 25 bombe. Alla 1.00, segnalati aerei da nord diretti a sud, alle 2.00 sgancio di bombe sulla Milano-Laghi. Ultimo allarme alle 5.04, e alle 6.22 definitivo cessato allarme. Danni non rilevanti. Notte tra il 13 e il 14 agosto Dopo quasi due mesi di tranquillità, alla 0.55 allarme per aerei provenienti da Como, Varese e Domodossola. Vennero sganciate bombe e volantini di propaganda. Si contarono 15 morti e 44 feriti, dovuti ad attacchi concentrati nelle vie Sarpi, Settala, Moscova, e viale Padova. Altri danni a Greco e in via Messina. La Dicat sparò numerosissimi colpi, senza tuttavia poter colpire apparecchi inglesi. Notte tra il 15 e il 16 agosto Allarme alle 0.40, ma a causa del fuoco contraereo della Dicat, gli aerei inglesi si liberarono del loro carico di bombe su Merate e Mariano Comense. Un velivolo Wellington fu abbattuto, provocando la morte di uno dei cinque piloti. Notte tra il 18 e il 19 agosto Allarme alle 0.40, furono sganciate 14 bombe (colpiti stabilimenti Innocenti a Lambrate, Caproni e aeroporto Forlanini-idroscalo). Notte tra 24 e 25 agosto Allarme alle 0.49, ma sgancio di bengala. Notte tra il 26 e il 27 agosto Allarme tra la 1.00 e le 3.00. Nessuna bomba sganciate, due aerei inglesi abbattuti (uno nell'Appennino ligure, uno presso Arese). Notte tra il 18 e il 19 dicembre Il Bomber Command si rifece vivo dopo più di tre mesi di silenzio. L'allarme durò dalle 2 alle 4.30: distrutta una cascina ad Assago e colpita la via Col di Lana a Milano (otto morti, 16 feriti). Anno 1942 Tardo pomeriggio del 24 ottobre La cittadinanza fu colta di sorpresa quando il suono delle sirene si sovrappose al rumore del traffico alle ore 17.57: innanzitutto perché da più di un anno gli aerei avevano disertato i cieli milanesi, inoltre perché fino ad allora gli attacchi erano stati sempre effettuati durante la notte. Ma quello che più sorprese, fu il fatto che le prime bombe cominciarono a cadere appena tre minuti dopo l'allarme, che evidentemente era stato dato con colpevole ritardo. Circa 73 aerei Lancaster si riversano ad ondate sulla città, in un orario di affollamento e movimento intenso. La Dicat intervenne già spiazzata, cercando di rimediare a tutta una serie di errori difensivi (che infatti le vennero rimproverati nei giorni successivi, anche sulla stampa). Le bombe sganciate furono di tutte le dimensioni, tra le quali ben 12 da 2000 chili, più di 2.000 bombe incendiarie di grosso calibro e più di 28.000 di piccolo calibro. Notte tra il 24 e il 25 ottobre Gli incendi causati dall'incursione pomeridiana ancora divampavano, quando alle 22.44 piombarono su Milano altri bombardieri inglesi. Tuttavia l'attacco risultò notevolmente inferiore a quello diurno appena effettuato, a causa dei pochi aerei che effettivamente riuscirono a raggiungere la città, avendo lo stormo subito lungo il tragitto numerose perdite (causa temporale e contraerea svizzera). Molte bombe si dispersero così sul territorio circostante Milano, alcune finirono addirittura sulla certosa di Pavia e a Vigevano. Anno 1943 Notte tra il 14 e il 15 febbraio Il preallarme suonò alle 21.30, e dopo mezz'ora, alle 22.06, il grande allarme. Circa 138 Lancaster iniziarono a sganciare le bombe alle 22.34. La rotta era stata tracciata da numerosi pathfinder dal Lago Maggiore in poi. Un solo aereo fu colpito dalla contraerea, e si schiantò in fondo a via Boffalora, alla Barona. Un membro dell'equipaggio non fu più trovato, ed uno dei motori venne dissotterrato nel 1990, durante i lavori per la costruzione del capolinea Famagosta della metropolitana due. Durante l'attacco vennero sganciate 110 tonnellate di bombe esplosive e 166 tonnellate di ordigni incendiari. Il conteggio dei morti si attestò su 133, con 442 feriti. I senza tetto risultarono 7.950, ma pochi giorni dopo quelli regolarmente registrati presso gli uffici comunali furono 10.000. La città subì un ulteriore svuotamento da parte della popolazione, sia perché rimasta senza una casa, sia per timore di ulteriori attacchi. Le scuole furono chiuse a tempo indeterminato, sia per il pericolo di bombardamenti, sia per mancanza di combustibile. Notte tra il 7 e l'8 agosto Il 25 luglio Mussolini era stato arrestato dopo la storica seduta del Gran Consiglio del fascismo, e tradotto sul Gran Sasso. Per accelerare la resa dell'Italia, venne allora programmato un ciclo di bombardamenti ferocissimi su Milano, che, secondo le intenzioni, dovevano distruggere la città entro un mese. Notte tra il 12 e il 13 agosto Per questa missione il Bomber Command inglese mobilitò tutti gli apparecchi disponibili, e su Milano furono inviati addirittura 504 aerei: 321 Lancaster e 183 Halifax. Lo scopo di tale spiegamento di forze era quello di creare sulla città il cosiddetto vortice di fuoco (dai comandi inglesi tanto teorizzato quanto realizzato sulle città tedesche), per annientarla totalmente. Per questo, tra le 2.000 tonnellate di bombe trasportate quella notte, vi erano 380.000 spezzoni incendiari. Notte tra il 14 e il 15 agosto Questa volta 140 Lancaster scesero su Milano alle 0.32. In un'ora, sganciarono facilmente le loro bombe, guidati dagli incendi del precedente attacco che ancora ardevano non domanti. Furono nuovamente centrati il Castello, il Palazzo Reale, il teatro dal Verme e il teatro Verdi. Numerose industrie colpite pesantemente. I pochi cittadino presenti diedero soccorso ai vigili del fuoco e agli uomini UMPA per fermare la furia devastatrice delle fiamme, ma l'imprese fu rallentata dalla mancanza d'acqua, causata dalla distruzione delle tubature dell'acquedotto. Notte tra il 15 e il 16 agosto Il terzo attacco del ciclo programmato fece suonare l'allarme alle 0.31. Non tutti i 199 Lancaster decollati dall'Inghilterra questa volta raggiunsero Milano, in una notte per loro poco fortunata. Maggior sfortuna toccò comunque alla città: interi quartieri vennero bombardati. Segnaliamo solo: Archivio di Stato (enormi perdite cartacee), il Duomo, la Scala, che ebbe il tetto sfondato (e che sarà ricoperto con tettoie provvisorie fino all'inizio del lavori di restauro), la Rinascente (totalmente distrutta, poi demolita perché non recuperabile). Le terribili incursioni del mese di agosto avevano colpito il 50% degli stabili, di cui il 15% gravemente danneggiato. I senza tetto furono almeno 250.000, e 300.000 gli sfollati. Per rimuovere le macerie si reclutarono con difficoltà 5.000 operai, oltre a 1.700 militari. La maggior parte degli sgomberi e delle messe in sicurezza fu affidata alla manovalanza ormai esperta della ditta Romanoni (che dall'inizio del conflitto aveva vinto l'appalto per tali incombenze). Pietoso fu lo spettacolo dei monumenti milanesi: tra tutti, la mattinata del 16 agosto venne dedicata ad un sopralluogo della Scala, come detto centrata in pieno da una bomba di grosse dimensioni. I palchi apparvero gravemente danneggiati, solo il palcoscenico, ristrutturato notevolmente negli anni trenta, si era salvato grazie al sipario metallico che aveva impedito al fuoco di propagarsi. Per evitare che la pioggia e il gelo dell'inverno distruggessero del tutto quanto scampato, nel mese di settembre venne studiata e messa in opera una copertura provvisoria anulare, per proteggere i palchi e i fregi decorativi. La tettoia venne realizzata con materiale di fortuna, prevalentemente legno e cartone catramato. Solo a conflitto terminato sarebbe stato possibile portare a termine il restauro e il ripristino del teatro.
Infine, l'Ospedale Maggiore, la storica Ca Granda, fu centrata da sei o sette bombe di grosso calibro. Andò distrutto il cortile centrale, che perse i portici. Furono colpiti anche i chiostri laterali. Dovranno passare decenni prima di poter vedere restaurato l'antico complesso ospedaliero. L'otto settembre regalò all'Italia l'armistizio; il 24 novembre Mussolini diede vita la Repubblica Sociale italiana. Con il sopraggiungere dell'inverno si dovettero abbattere centinaia di alberi (tra quelli sopravvissuti agli incendi) per alimentare le stufe domestiche. Anno 1944 Notte tra il 28 e il 29 marzo Partiti dalla Puglia, 78 Wellington arrivarono su Milano alle 22.40. L'attaccò si concentrò sullo scalo di Lambrate. L'allarme era suonato tardi, dieci minuti prima del lancio dei bengala su Rogoredo e Affori, tant'è che la contraerea, anche se allertata, non colpì aerei nemici. I danni al sistema ferroviario furono ingenti: circa 300 vagoni distrutti, e binari devastati fino a Segrate. Furono anche colpite numerose vie e piazze adiacenti gli scali attaccati, con un bilancio di 18 morti e 45 feriti. Mattina del 29 marzo Alle 12.15 si presentarono sulla città, ancora nel caos per l'attacco notturno, poco meno di 139 aerei (tanti erano partiti dalla Puglia, ma alcuni si erano dovuti ritirare prima di sferrare l'attacco). L'allarme fu dato col dovuto anticipo, alle 11.40, e le prime detonazioni si udirono su Lambrate, vero obiettivo del bombardamento. Distrutte risultarono cinque cabine di manovra, almeno 5 km di binari e impianti, tutta la linea di elettrificazione aerea, 5 locomotive e circa 500 vagoni. Mattina del 30 aprile L'allarme suonò alle 11.38, a mezzogiorno iniziarono a cadere le prime bombe. I bombardieri si divisero in due gruppi, con due target precisi: la Breda, sezione costruzioni aeronautiche, e lo scalo Lambrate. La Breda risultò semi distrutta, lo scalo vide ridotti in cenere 32 locomotive, 100 vagoni, l'officina rialzo (più 22 interruzioni di binario). Notte tra il 5 e il 6 aprile Alle 20.50 aerei inglesi del 205° Group sganciarono bombe su Lambrate. Non risultano documentazioni ufficiali della missione, è ipotizzabile un errore di obiettivo. Notte tra il 10 e l'11 luglio Alle 23.45 vennero lanciati razzi illuminanti, data la forte foschia afosa presente nell'aria, poi 86 Wellington inglesi si scatenarono di nuovo su Lambrate: la volontà strategica era quella di annientare il principale scalo ferroviario di Milano, dal quale passavano le merci per le industrie convertite dai tedeschi alla produzione di materiale militare. Danni limitati. Notte tra il 13 e il 14 luglio Il 205° Group inglese inviò per distruggere Lambrate 89 aerei, e l'allarme suonò alle 23.32. Per la prima volta la contraerea riuscì a mettere in difficoltà i bombardieri, due dei quali vennero colpiti. I danni allo scalo risultarono facilmente rimediabili, proprio a causa della sfortuna che quella notte colpì gli Inglesi. Fine Luglio e Agosto In questi mesi estivi gli attacchi dal cielo si concentrarono sulle strade, sui mezzi di trasporto e sulle aziende del territorio intorno a Milano. Furono bombardati i ponti sul Ticino a Boffalora e a Turbigo, il ponte sull'Oglio a Palazzolo. Settembre Nella notte tra il 5 e il 6 settembre furono sganciate tra bombe, che colpirono uno stabile in piazza Morbegno e la scuola di via Russo. Anche la Breda di Sesto San Giovanni fu centrata da alcune bombe di calibro minore. Mattina del 20 ottobre Alle 11.14 fu dato il piccolo allarme, seguito troppo presto dal grande allarme, alle 11.24. Le prime bombe iniziarono a colpire alle 11.29, cioè un quarto d'ora. La popolazione non ebbe dunque il tempo di mettersi adeguatamente al sicuro. Le zone interessate furono quelle adiacenti lo scalo di Lambrate, con tragiche conseguenze sulla popolazione civile. Questo infatti fu il più straziante dei bombardamenti, per la distruzione della scuola elementare di Gorla. Novembre Il mese autunnale vide numerosissimi attacchi aventi però come obiettivo località attigue a Milano, quali Pero, Lodi, Codogno, prevalentemente per distruggere fabbriche o fermare convogli ferroviari. Anche la città subì sporadici bombardamenti, ma sempre bombe isolate, forse frutto di errori o di sganci di emergenza. Dicembre Come il mese precedente, continuarono attacchi su località del milanese, mentre la città venne sostanzialmente risparmiata (scalo Lambrate, deposito locomotive Greco, Breda, scalo Romana). Gli attacchi continui e sparpagliati degli ultimi mesi del 1944 avevano indotto nella popolazione grande timore ogni qual volta si dovesse organizzare uno spostamento con mezzi di trasporto (treni, tram extraurbani, ma anche corriere, auto private, carretti e perfino biciclette erano diventati gli obiettivi preferiti degli aeroplani). Anno 1945 Gennaio Milano subì numerosi piccoli attacchi, prevalentemente concentrati su scali ferroviari o su convogli appena usciti dalle stazioni. Si susseguivano incessantemente gli attacchi ai mezzi di trasporto, senza distinguere purtroppo fra treni che portavano merci e materiale militare in Germania (attraverso la Svizzera) e convogli carichi di operai e sfollati, come quel Gamba de Legn colpito da un caccia nella tratta fra Inveruno e Cuggiono (10 morti e 40 feriti). Febbraio-Aprile Ancora piccoli attacchi, per un totale di 14, che causarono circa 28 morti e una ottantina di feriti. Gli ultimi furono registrati il 12 (mitragliamento a raso lungo la via Manzoni) e il 13.
Conclusioni Approssimativamente, la città perse un terzo delle proprie costruzioni, distrutte direttamente dalle incursioni, dagli incendi da queste causati o per le demolizioni successive resesi necessarie o giudicate più economiche dei restauri. Dall'immensa mole di macerie sgomberate dal suolo cittadino sorse la Montagnetta di San Siro al QT8 (il quartiere modello degli anni trenta). Ancora oggi tuttavia sopravvivono ruderi cittadini che ricordano i terribili attacchi (ad esempio, il palazzo a brandelli all'incrocio delle cinque vie, proprio all'imbocco di via Santa Marta). Degli 80.000 alberi cittadini presenti nel 1942, al termine della guerra se ne censirono solo 30.000. Per diversi anni i senzatetto dovettero abitare nelle case-minime allestite dal Comune, edificate ai limiti della città, come quelle in viale Argonne, a metà della via Lorenteggio, a San Siro. L'11 maggio 1946, alle ore 21, si inaugurò la rinata Scala, con il concerto diretto da Arturo Toscanini e musiche di Rossini, Verdi, Puccini, Boito. Il primo gradino di una lenta normalità da ritrovare.
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