Poesie ispirate a Milano : Paola Renzetti

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Note biografiche

Paola Renzetti aggiorna spesso le sue poesie, quindi tornate su queste pagine....

La città sale

La città che sale,
brandisce le sue torri
di vetro inconcluse.
Dai ponteggi rumore
di plastica al vento.
Non apre più le persiane,
la casa dai colori sdruciti:
contesa fra due giganti,
alla fine si è arresa.
Nel cantiere deserto
un’onda di polvere
sferza la faccia di villini
ormai vecchi, estreme fiabe
di un sogno da Europa del Nord.
 


La Primavera

La Primavera si annuncia da sé.
Irrompe pazza sulla scena,
s’insinua col rosa dei fiori
sui rami, radi ancora,
sopravvissuti alla notte
dell’ultimo freddo di neve.
Si scopre agli occhi di niente
felici, un passero pilucca
l’aiuola tra rami gialli
nel fango, tu dimentichi
il marciapiede e sei in fallo.


Reale assurdo

In nuvole di nebbia,
cammino per la strada.
Si stupisce l’orecchio
al passo delle strisce:
è l’asino che raglia.

Che paese è mai quest’Italia,
dove accanto a cascine del nord
invecchiano muraglie di palazzi?
Dove valanghe di rifiuti
stagnano in città del sud?

Dietro la via
un piccolo mondo
resiste alla realtà:
c’è l’oca dal becco
giallo, collo lungo
che ti chiama.


Bella giornata

Schiere di piccioni
Non pesano sul tetto,
distesi come al mare.
Li vedo lontani
Pulirsi col becco.

Stanno le mucche
Fuori dalla stalla,
godono il sole
dopo tanta nebbia.


Mutare

Ai piedi delle farnie
Sbiancano la terra,
lacrime ghiacciate.

Dapprima arrese
A un sole scherzoso,
dai rami saltan giù,
di scatto fiduciose.

Il bel giocoliere
A poco si nasconde.

Con un freddo sorriso
Dipinge il colletto
Vetro ghiaccio,
largo intorno al tronco.


Piazza Duomo

Sono i ragazzi nordici
A fendere con uno strappo
La tela del cielo.

E’ un tavolino aperto
In mezzo alla piazza,
Che invita il sole
a colmarsi
in una tazza di tè.

Il loro sogno, vortice
Di azzurro dorato,
trabocca e mi invade.

Anche i piccioni,
stupiti piegano il capo,
con l’unico occhio
voltato, all’aria nuova
che viene dal Nord.


Bassa Padana

Mi porta
Sulle braccia il sogno,
oltre la piana grigia
di fango.

Qui dove la vita langue
Ed erba e rami si stingono
nei canali,
Un airone ad ali piegate
Non vede,
La piccola nutria
Fuggire lenta.

In alto,
mi conduce il sogno
e ci sovrasta aerea,
la cortina delle nubi.


Tutto si perde

Mi porta fra le braccia il sogno.
Oltre la grigia pianura lombarda,
tutto si perde all’orizzonte:
gli alberi stecchiti,
i campi, di allineate
e mozzate stoppie grigie,
i canali fangosi e lubrici.

Oltre i libri e i panni da stirare,
tutto perde linea e consistenza,
arretra e rimane sullo sfondo.
La lampada si accende
E un’ombra lunga
Di custodirlo mi promette.


©Paola Renzetti


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