LE CINQUE GIORNATE DI MILANO


L'inizio delle Cinque Giornate di Milano, il 18 marzo 1848

Era un sabato, piovigginava, la gente era in agitazione per le notizie confuse che circolavano per la città. Sui muri un manifesto firmato dal Vicegovernatore O’Donell comunicava le concessioni fatte dal Governo austriaco, ma non si capiva neppure ciò che vi era scritto perché la gente li aveva subito strappati. Una via vai di messaggi e incontri tra il Podestà Casati e il Vicegovernatore si era concluso con un accordo a non far intervenire l’esercito per non turbare i “festeggiamenti” per le concessioni ottenute da Vienna. Anche Radetzky, raggiunto a palazzo Cagnola in via Cusani dove si trovava quella mattina, pensava che non ci fosse un serio pericolo di insurrezione e ordinò alle truppe di restare nelle caserme.
Verso mezzogiorno una grande folla si era radunata davanti al palazzo municipale in via Broletto (l’attuale palazzo dei Tributi) per chiedere al Casati la convocazione della Guardia civica. Intanto in corso Monforte davanti al Palazzo del Governo (l’attuale Prefettura) si erano radunati molti cittadini armati che riuscirono ben presto ad avere ragione delle guardie e irruppero nel palazzo. Quando arrivarono le autorità municipali il palazzo era invaso. Le carte e i mobili erano volati nel cortile e sul balcone sventolava il tricolore della Repubblica Cisalpina.
Il povero O’Donnell, rimasto solo nelle mani degli insorti, si consegnò prigioniero al Casati arrivato nel palazzo verso le due del pomeriggio. A questo punto i due uomini di governo, il Casati e l’O’Donell erano uno più sbigottito dell’altro. Entrambi avevano operato tutta la mattina per mantenere l’ordine ed ora si trovavano al centro di una situazione imprevista che non sapevano come gestire. Li tolse d’impaccio un giovane quasi sconosciuto che aveva seguito il Casati dal Broletto fino al Monforte e che non aveva alcun titolo né autorità politica per prendere decisioni: Enrico Cernuschi. Il Cernuschi, nella confusione generale, trasse di tasca un foglietto con il testo di tre decreti e lo fece firmare al Vicegovernatore. I decreti dicevano -che il Municipio poteva convocare la Guardia civica “per mantenere l’ordine”,
-che la polizia doveva consegnare le armi al Municipio e -che veniva destituito il capo della polizia Torresani affidando alla Municipalità “la sicurezza della città”.
Radetzky, sapute le novità, si trasferì subito nel Castello e mise in stato di allarme tutte le truppe. Mandò a rioccupare il Palazzo del Governo, cosa che gli riuscì abbastanza facilmente perché gli insorti l’avevano già abbandonato. Solo sul corso Monforte le truppe ebbero una certa difficoltà a superare le prime barricate che erano state alzate tra il palazzo e la via San Damiano.
Il corteo con il Casati e l’O’Donell, intanto, mentre stava cercando di raggiungere via Broletto, venne bloccato all’incrocio tra la contrada del Monte di Santa Teresa (via Montenapoleone) e la Corsia del Giardino (via Manzoni) dal sopraggiungere dei soldati. Un rapido dietrofront e tutti si infilarono dentro Palazzo Vidiserti, che porta ancora la lapide in ricordo di questa prima sede del Governo provvisorio. Fu una fortuna perché Radetzky verso sera farà arrestare tutti quelli che si trovavano nel Palazzo Municipale. Arrivata la notte, tutti coloro che si trovavano a palazzo Vidiserti uscirono dalla porta posteriore del palazzo in via Bigli e si rifugiarono nel palazzo Taverna, una sede più sicura perché la strada era molto stretta e i giardini interni all’isolato (tuttora esistenti) avrebbero consentito parecchie vie di fuga. Qui operò per tutte le Cinque Giornate il Governo provvisorio, integrato in seguito dal Comitato di guerra guidato da Carlo Cattaneo e dal Cernuschi.
Così si concluse la prima giornata, durante la quale molti si armarono svuotando i negozi di armi e le armerie private, compresa la famosa armeria del conte Uboldo in via Pantano, dov’erano conservate armi moderne e antiche, che furono solo in parte recuperate. Sorsero anche le prime barricate costruite con ogni genere di oggetti, descritti vivacemente da Giovanni Rajberti nel poemetto Il marzo 1848.

...
E vedè dapertutt, ogni tocchèll
La cà portada in strada
Dai trappol del soree fina al vassel!
Matarazz e pajon, banch e sciffon,
Vestee, bauj, cardenz,
Antiport, capponer (senza cappon),
Omnibus, diligenz,
Legn de la Cort, forgon,
Med de s’cenn, de fassin e de letamm,
Cass, cassetton, barì,
I pù bej equipagg di noster damm,
Qui carrocc che la gent sul fà de mì
G’han mai de pondà dent el taffanari;
Cont fœra i rœud, e cont i pitt a l’ari.
...

Il giorno dopo iniziarono i combattimenti.

La storia

Milano è entrata di prepotenza nella storia italiana con svariati eventi che l'hanno vista protagonista; uno di questi, forse il più amato dai milanesi, è rappresentato dalle Cinque Giornate. Non abbiamo la pretesa di fare analisi storiche, desideriamo solamente onorare e ricordare quei coraggiosi concittadini che quel lontano 1848 hanno fatto grande la nostra città.

Le cinque giornate di Milano

Le 5 giornate di Milano le Barricate
le barricate

 

“Qui si ha da fare con un popolo che ci detesta e ritiene giunto il momento di poter prendere posto nel consesso delle grandi nazioni” scrive nel 1848 l'ottantunenne feldmaresciallo Radetzky.

Un inarrestabile vento di Libertà, che soffia in tutta l'Europa, solleva l'Italia partendo da Palermo, che insorge in gennaio. Febbraio e marzo vedono la rivolta di Parigi e Praga. Gli Stati italiani ribollono: Napoli, Roma, Venezia, il Piemonte e la Toscana insorgono uno dietro l'altro. A Milano gli avvenimenti precipitano al giungere della notizia dei disordini di Vienna e della fuga di Metternich: un'era volge al tramonto.Il 18 marzo 1848 a Milano inizio' una insurrezione popolare contro gli austriaci, che si concluse il 22 marzo con la vittoria degli insorti. Partito improvvisamente il vicere, a Milano, dove erano rimasti il governatore O'Donnel e il generale Radestzky, si diffusero le notizie della sollevazione di Vienna. I liberali, allora, la mattina del 18 organizzarono una manifestazione nella capitale lombarda, avanzando richieste, tra cui quella della istituzione della Guardia Civica, che vennero accordate. Mentre la folla, soddisfatta, lasciava la piazza, un imprevedibile scontro fra soldati croati e milanesi causo' una rivolta popolare ben piu' estesa e decisa della prima insurrezione. La mattina del 20 si istitui' un consiglio di guerra, composto da C. Cattaneo, E. Cernuschi, G. Clerici e G. Terzaghi, che si assunse il compito di guidare l'insurrezione.
La rivolta del popolo milanese culmino', il giorno 22, nel vittorioso assalto alla Porta Tosa (che oggi si chiama Porta Vittoria), che pose fine al'accerchiamento della citta' attorno alle mura dei bastioni messi in atto dal generale Radetzky. Gli Austriaci furono cosi' costretti ad abbandonare Milano e, temendo un imminente intervento piemontese, a ritirarsi da molte altre citta' lombarde e dalle valli dell'Adda e dell'Oglio.

dal MUSEO DEL RISORGIMENTO

Nella nostra ricerca di notizie su questo particolare periodo storico, abbiamo trovato un contributo dell'Istituto Alberghiero Amerigo Vespucci. Vi invitiamo a visitare il sito e ......a pregustarne i contenuti.

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