Negozi chiusi la domenica? Ma no…

negozi aperti la domenica

L’ultima proposta del vicepremier Di Maio sulle chiusure domenicali dei negozi fa discutere e molto. La mia sensazione è che buona parte di consensi o dissensi alla proposta derivino dal fatto che l’ha fatta, appunto, Di Maio.

Invece ogni tanto varrebbe la pena di far l’esercizio di separare le idee da chi le ha, per capire se sono buone o meno come idee in sé. Come si dice: anche un orologio rotto segna l’ora giusta, due volte al giorno. Dunque, mi sono detto, quali sono vantaggi e svantaggi di questa proposta?

I vantaggi mi sembrano tutti di tenore socio-etico: così la domenica non è più consumistica, si sta in famiglia, i lavoratori riposano e i consumatori potranno ben comprare il sabato o il lunedì il loro etto di prosciutto.

Lo svantaggio mi sembra di tenore squisitamente economico: non tanto per i consumatori –che appunto potranno aspettare per il loro etto di prosciutto– ma per i lavoratori dei negozi medesimi, che con ogni probabilità verranno ridotti: se una azienda lavora sei giorni e non più sette è abbastanza intuitivo che abbia bisogno di minor personale.

Modestamente, senza essere ministro dell’economia, penso che in questo periodo di grande disoccupazione immaginare provvedimenti che mettano a rischio il lavoro che c’è sia un po’ avventato. E se il lavoro festivo non è retribuito a dovere, bisognerà fare una legge perché lo sia, non per eliminarlo.

Io la penso così, senza pretendere che sia la verità. E se alla fine di questo articolo non avete capito se per me Di Maio sia un genio o un pirla lo riterrò un successo.

di LUCA IACCARINO

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