MILANO - CORSO SEMPIONE: I NUOVI LOCALI

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Mappa dei nuovi locali intorno all’Arco
Corso Sempione

night: ragazzi, è qui la festa...
Dalle 8 alle 3 una meta per ogni ora. Diversi ma con un pubblico omogeneo: professionisti, modaioli, abbronzati di ogni estrazione
E pensare che fino a qualche anno fa l'area attorno all'Arco della Pace, dopo il tramonto, era considerata poco sicura. Molta acqua è passata sotto i ponti. Intorno alla Triennale e sotto la Torre Branca sono da sempre zone très chic, ma soprattutto le nuove vetrine di ristoranti e lounge bar in un anno hanno fatto più di tante ronde di vigili. Oggi la zona Sempione è una delle più vivaci della nightlife milanese.

L'ultimo nato è il lounge restaurant Deseo (c.so Sempione 2) sorto sulle ceneri di un vecchio bar tabacchi. Tre ampie vetrate che si affacciano su cinque metri di marciapiede che ora fa da salotto, con la nuova pavimentazione che il Comune ha voluto per il viale. Bancone in cristallo e divani in pelle, al Deseo si può cenare (cucina mediterranea, a 40 €), ma va forte soprattutto l'happy hour con dj che diffonde rimi nujazz e deep house. Pochi passi in là ecco il raffinato Living (Piazza Sempione 2) american bar apripista, il primo ad aver messo radici ai piedi dell'Arco due anni fa, con immediato successo e qualche iniziale diverbio con il vicinato per via del chiasso. Al Living, anche il brunch domenicale.

 


Il neonato ristorante I caminetti del Sempione (Magri)
Da sette mesi il SeeU, è diventato Van Gogh Cafè (via Melzi D'Eril ang. via Bertani), dopo un totale restyling che lo ha reso più caldo e accogliente, con luci e arredi rossi che richiamano, un po' alla lontana, la pittura del celebre olandese. A questi va aggiunto il Kineo, new entry un po' defilata, in via Piero della Francesca 54, aperto da settembre e sorprendente per i suoi arredi totalmente neri, i due camini elettrici in pietra pomice incastonati alle pareti e un piccolo giardino zen nel piano interrato, che entro un mese diverrà sushi bar (30 € per la cena). Ritrovi con un denominatore comune: il cosiddetto «target». Frequentati da manager, professionisti, modaioli, rampanti e abbronzati di ogni estrazione; i milanesi da bere, insomma, quelli che arrivano in anticipo per parcheggiare il Suv in bella vista, e non in seconda o terza fila («che poi non si vede»). Ma offre anche ritrovi meno ostentati: il Kitsch Bar, ad esempio (c.so Sempione 5), localino aperto da un anno, pennellato ovunque di rosa fucsia: «Il nostro è un locale più "easy" — dice il barman Paolo Calbio —, per un pubblico più alternativo, che non ama mettersi in mostra, ma stare a proprio agio con gli amici».
E poteva mancare, nel variegato panorama, il tocco etnico, una piccola finestra sulle strade di Nuova Delhi? Al civico 1 c'è il Bhangrabar, lounge bar dagli arredi indiani, dove è possibile accompagnare i cocktail con assaggi di «chicken tandoori», il pane «naan» con formaggi, pollo e pesce. Ogni sera in console un dj diverso, spesso con percussionisti dal vivo. Ma la vera «chicca» è I caminetti del Sempione (piazza Sempione 8), il ristorante più naïf della città, aperto dal due sole settimane. Tirolese, provenzale, alsaziano? Lo stile è indefinibile, ma riesce ad aggiungere un tocco di poesia nel frenetico viavai mondano. Ogni tavolo è dotato di una piastra centrale, con cappa che cala dal soffitto, come fosse un camino: i commensali si cucinano da sé la fonduta bourguignonne e altre specialità, come il bollito espresso o i maccheroncini mantecati nella forma di grana (prezzo medio 35 €). «Nella piazza più bella di Milano» si legge sul biglietto da visita del nuovo ristorante. Non ancora: quando l'ottocentesco Arco del Cagnola, desolato, triste, buio, ancora chiuso da transenne, verrà valorizzato come merita, forse lo diventerà.


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